Trama
Nell'incantata, effervescente Parigi degli anni trenta, precisamente nel 1934, viene pubblicato da un piccolo editore un libro intitolato "Tropico del Cancro": sarà la miccia di uno scandalo morale e di un'insurrezione letteraria che attraverserà tutto il secolo. Negli ambienti più conservatori si parla di pornografia, nei caffè avanguardisti si inneggia alla rivoluzione: la verità è che "Tropico del Cancro" è uno dei grandi capolavori della letteratura novecentesca, un romanzo autobiografico insostituibile per la forza e la fluidità del suo linguaggio, la potenza del suo immaginario, la vivida resa degli ambienti e dei caratteri. È lo stesso Miller a parlarci di sé in prima persona, a raccontarci dei suoi amici, dei miseri eppure vibranti quartieri che attraversano e vivono. Di ubriachezza in ubriachezza, di donna in donna, di rissa in rissa, di illuminazione in illuminazione. Con una scrittura travolgente e fluviale, che trasfigura ogni evento delle piccole, eccezionali vite che sono le vite di tutti noi, facendole diventare un'epica nuova, l'epica dell'essere umani, un'epica che cantiamo tutti ritrovando in noi la sete di libertà di questo scrittore. Con contributi di Mario Praz.
Recensione
Dalla censura a classico del novecento
Premetto che questo è il primo romanzo di Henry Miller che leggo. E non è andata affatto bene Tropico del cancro mi è parso un guazzabuglio di racconti di giornate vissute dall'autore a Parigi, quindi si tratta di un'autobiografia, ma senza quel senso che dovrebbe avere un romanzo di questo genere, ne una logica apertamente espressa. Per trovarla bisogna calarsi nel periodo storico in cui è stato scritto, gli anni '30.
Gli aneddoti raccontati hanno come protagonista l'autore stesso, in collaborazione con altri personaggi che hanno condiviso con lui le vicende, quasi tutte collegate al sesso, inteso come la voglia e la ricerca di rapporti promiscui, quasi animaleschi, dell'uomo.
Il tema non sarebbe neanche tanto malaccio ma, per come viene affrontato, sicuramente non riesce a lasciare molto al lettore. Che si ritrova come ad ascoltare i racconti di uno sbarbato, capace di pensare soltanto alle donne.
Il romanzo, proprio se si vuole cercare in esso un senso, diviene specchio, innovativo per il periodo in cui è stato scritto, in cui si costringe la società a riflettersi. Come a voler dire "questo e l'uomo di oggi, sappiatelo, non è l'uomo che leggete nei romanzi, e questo è ciò che all'uomo interessa e ciò di cui parla". Quindi il linguaggio utilizzato tutti i giorni improvvisamente viene messo per iscritto in un romanzo.
E allora è per il linguaggio troppo rude e privo di rispetto, che il romanzo è stato censurato per quasi trent'anni, dal '34 al '61, anno in cui è stato liberalizzato. La cosa che però mi stupisce è il fatto che tantissimi lo abbiano letto e acquistato di contrabbando.
Vale la pena comunque leggerlo anche soltanto per lo stile di scrittura di Miller, che indubbiamente è magistrale. Grazie al suo stile sono riuscito a portarlo quasi a termine, ma visto che non riuscivo ancora ad interessarmi molto agli argomenti trattati, ho preferito abbandonarlo sulle ultime pagine. Penso che ad oggi questo romanzo non abbiamo lo stesso appeal. Bisogna però dire che ai tempi bisognava avere un gran coraggio per scriverlo.
Alcune citazioni sono proprio interessanti e ricche di significato, se scollegate dal contesto generale della narrazione.
Non lo consiglio, ma se volete provare, perché no. Lo stile di sicuro vi trascinerà.
Valutazione
La lettura viene valutata in base ai gusti personali del lettore. Un libro che non piace a un lettore può essere splendido per un altro. Se sei l'autore, o l'autrice, e pensi che questo tuo libro sia stato valutato male, evita di contattarmi o di commentare lamentandotene.













